giovedì, 06 dicembre 2007
Verso il fututo...
Leggendo il post di Bianca "il futuro della formazione" nel suo blog http://biancaneve.myblog.it, e navigando in internet ho trovato una pagina che mi ha incuriosita e tocca un argomento da noi sentito:
Il mercato dell’ e-learning sta aspettando a breve il lancio di nuove architetture per la creazione e gestione dei contenuti, frutto di iniziative internazionali di ricerca e sviluppo promosse in Europa, Usa e Giappone per supportare l’industria dei media all’alba delle nuove reti “ubiquitous and broadband”.Solitamente tutte le rivoluzioni mediatiche cominciano con la migrazione dei vecchi format in quanto occorre un certo periodo di tempo per metabolizzare le nuove capacità e possibilità di sviluppo dei contenuti. In principio gli show tv “imitarono” i talk show radiofonici, mentre il cinema degli albori si ispirava profondamente ai decor e alla messinscena teatrale. Quando furono sviluppate nuove capacità e competenze, queste si dimostrarono rivoluzionarie nella creazione di nuovi mercati e segmenti di business. Anche i primi format editoriali sul web erano troppo ”poveri” per mostrare la forza rivoluzionaria della rete. Sulla falsariga della nascita della tv commerciale (piccole realtà locali che ora si sono evolute in grandi broadcaster) anche la rivoluzione del web sta avendo inizio “dalla base”. Mentre la rete manca di importanti investimenti da parte di grossi publisher, a causa dei ridicoli ritorni degli investimenti generati dai contenuti poveri della prima ora, una produzione “domestica” e “della base” sta facendo emergere produttori e autori “nati” sul web. Il fenomeno dei blog, il podcasting e la condivisione delle foto on line dimostra come gli utenti finali sono pronti per nuovi modi e format editoriali e di comunicazione. Di nuovo suona valido il monito di Mac Luhan: il mezzo è il messaggio.
Mi ha colpito molto l'ultima frase: il duro compito del formatore credo proprio che sia il messaggio,la comunicazione e proprio per questo c'è un continuo bisogno di migliorarsi,di acquisire nuove competenze.
E il futuro ormai è alle porte...
15:36
Scritto da: valentinafree
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mercoledì, 05 dicembre 2007
Il lavoro può avere valore educativo? guardate chi lo scrive!
Nella lezione del 3 dicembre della Scuola per Genitori dell'Assoartigiani di Vicenza, è stato affrontato un tema d'attualità ovvero: "Il lavoro può avere valore educativo?".
Relatore della serata, che si è svolta in Fiera dalle 20.30, è stato Daniele Marini, sociologo, direttore della Fondazione Nord Est di Venezia e professore di Sociologia del lavoro e dei processi economici all'Università di Padova.
Allo studioso è stato dato il compito di spiegare come anche il lavoro, dal più umile al più "prestigioso", possa insegnare molte cose ai giovani diffondendo "lezioni di vita" che difficilmente si apprendono sui banchi di scuola.
Mi sembra un argomento che ci tocca da vicino per tutti noi giovani, ed è per questo che di seguito vi propongo un riassunto dell’intervista rilasciata dal Nostro professor Marini..
D: Attorno al lavoro i veneti hanno costruito la loro vita. Ieri era vissuto come necessità,oggi..
R: Pensiamo a30-40 anni fa:bisognava lavorare perché c’era da mantenere la famiglia, il problema era la sussistenza. Oggi invece si lavora per guadagnare; nei giovani prevale l’idea che un lavoratore si debba prima scegliere,perché le nuove generazioni sono attente alla gratificazione personale, scelgono ciò che li fa stare bene.
D: Quale valore educativo ha il lavoro e quando si comincia a costruire il proprio futuro?
R: Il lavoro era educativo di per sé un tempo. Ti mandavano nei campi e lì imparavi a vivere. Oggi il lavoro fa parte di una costruzione più ampia, in cui il contatto diretto con le esperienze professionali viene ritardato. L’innesto che era diretto, viene mediato dalla scuola, dai master, dalle specializzazioni che viaggiano separati dal mondo del lavoro. La necessità dell’alternanza scuola-lavoro e del riavvicinamento di questi mondi è molto importante.
D: Un diplomato viene sempre “ritarato” sull’azienda. Perché?
R: I modelli educativi della scuola sono distanti dalle esigenze del lavoro: oggi in qualsiasi luogo lavorativo è richiesto di saper stare in squadra, di procedere per obiettivi, cose che sono lontanissime dagli schemi cognitivi scolastici molto individualisti. La professionalità oggi ha molte sfaccettature ma soprattutto richiede abilità relazionali e apprendimento cooperativo.
D: Alla fine cosa conta per essere assunti?
R: Il titolo di studio conta un po’, ma direi quasi di più le esperienze pregresse. Conta se uno è motivato, se è sveglio, se ha buone relazioni con gli altri: chi fa selezione del personale ha bisogno di questi elementi prima che del diploma.
D: Il lavoro…
R: Il lavoro va proposto con appeal, deve avere dimensioni accattivanti, proporre relazioni, aprire progressioni di carriera.. La pratica più necessaria è far provare il lavoro senza timori.
I ragazzi non possono pensare che la vita funziona come il bancomat: tra la tessera e il denaro, di mezzo c’è il sacrificio! Inoltre dice: il domani va affrontato con positività.
19:12
Scritto da: valentinafree
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...un consiglio utile...
Un libro utile da leggere???
Leggete : "I Porcospini di Schopenhauer"
Come progettare e condurre un gruppo di Formazione di adulti
18:05
Scritto da: valentinafree
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